Ventitrè anni (portati male direi).
Mentre fissavo il soffitto ho pensato che a ventitrè anni forse dovrei dedicarmi ad altro.
Mangiare salutare, saper far partire un ferro da stiro, ricordarmi dove metto le chiavi della macchina, interagire con gli altri esseri viventi, saper mettere l'eyeliner dritto, parlare a bocca vuota, mettere un piede dietro l'altro.
Però a ventitrè anni mangio caramelle gommose, non distinguo la destra dalla sinistra e voglio ancora un gatto, uno qualunque.