Devi farmi male, la musica.
Deve per forza farmi male, altra spiegazione plausibile a questo punto non c’è, ormai è chiaro.
M’è arrivata addosso come una sassata, quella canzone. Come una sassata in pieno viso, dopo che ti sei truccata per due ore e pensi che niente ti potrà portare via la tua maschera di fondotinta e phard.
L’ho sempre saputo, che il mondo dà un’impressione diversa quando alzi il sonoro. Che i bisbigli, quelli sussurrati negli angoli nascosti, prendono pieno ritmo se gli dai voce e li fai uscir fuori.
L’ho sempre saputo, evidentemente. Ma, forse, non c’ero preparata.
E per una che, come me, tiene lo stereo al massimo e balla a piedi scalzi sul pavimento freddo, non c’è stato niente da festeggiare.
M’è tornato in mente di quella cena, un anno fa.
Seduti in venti intorno a quel tavolino, con a destra Michele e a sinistra Stefano. Doveva già risuonarmi nella testa, quella canzone, anche se non esisteva ancora.
Doveva già risuonarmi nella testa, perchè oggi, ascoltandola, ho pianto proprio come allora, chiusa nel bagno e pregando Dio di tornare a casa il più presto possibile.
Una margherita senza mozzarella io, un filetto di angus Emanuela.
Michele la solita pizza con la bresaola, Simone sbrancia e prende una fiorentina.
Roberto, nonostante abbia chiesto a Pamela di scegliere per lui, boccia puntualmente ogni sua proposta.
Si parla di pallavolo, di appezzamenti di terra da comprare in Venezuela, di immigrazione clandestina.
Alessandro, probabilmente, andrà a giocare a Montichiari. Hoberta, invece, pensa solo al suo Brasile.
Poi, all’improvviso, quella frase, dritta dritta su di lui.. Ma se lo sanno tutti, che sabato scorso hai passato un’ora a fissare la tua ex.. Me lo ha detto Penny, lo dicevano tutti.
Deglutisco, a fatica, un pezzo di pizza che non vuole andare nè giù nè su. Lo vomiterei nel piatto se potessi, ma se ne sta lì, fermo nella mia gola, e non vuole muoversi.
Torno velocemente indietro di una settimana, a quando mi tenevi abbracciata davanti a quel locale. A tutti i miei sono stanca, andiamo a casa. Ai tuoi sono stanco pure io, ma la macchina ce l’ha Daniele.
Penso a te, a quanto mi tenevi stretta per non farmi sentire freddo. Possibile che abbracciavi me e guardavi lei?
Lei che per forza doveva essere più bella, più magra, più intelligente, più truccata (o forse meno?), più ricca, più carina, più tutto.
Sicuramente era meglio, lei, vero? Vero? Mi rispondi, mi rispondi Cristo?
Si fa dolorante, la mia gola, come quando stai per piangere e non vuoi.
Mi alzo e vado in bagno, mentre tutti ridono per l’ennesima stronzata detta da Roberto, che sostiene di essere il più bel ragazzo del pianeta.
Appoggiata con la mano alle piastrelle bianche, piango così tanto che le lacrime mi sporcano di mascara gli stivali in cuoio.
Mi avvicino allo specchio, mi guardo.
Con un viso così, deve per forza aver guardato un’altra.. Guarda che faccia che c’hai..
Mi siedo di nuovo al mio posto, cinque minuti dopo. Con qualche chilo di cipria in più attorno agli occhi, e qualche litro di meno di acqua in corpo.
Eli, ma che stai male? sussurra Michele, che non ha capito niente.
Uomini.
No, non sto male, zitto.
Ma stai male? Che è successo?
No, non sto male, zitto. Zitto. Lo capisci cosa vuol dire zitto? Ecco, zitto.
Stefano, nel frattempo, mi guarda.
Giralo il menù Eli, se lo leggi sottosopra poi s’accorgono.. mi dice con la sua solita dolcezza.
Sorrido ammiccando con la testa. L’unica cosa bella della serata, Stefano.
Non è sicuramente vero, continua incalzante. Roberto delira. Se stava con te, pensava a te, non dargli retta.
Senza consultarmi per niente, poi, ordina due tiramisù. Almeno eviti di parlare, ma smetti di piangere, con quegli occhi lucidi non ti si può vedere, dice dopo avermi dato un pizzicotto.
Litighiamo, furiosamente, sul parcheggio del bar.
O forse io strillo e tu cerchi di calmarmi.
Pensavo stessi male Ely, non che te la fossi presa per quella stronzata, ancora gli dai retta quando parla?
….
Ma se sono due anni che non la vedo!
….
Ma poi lui che ne sa, che neanche c’era?
….
Ho pure cancellato il numero, se volevo la chiamavo no?
Non l’ho mai capito se lei sia più bella, più magra, più intelligente, più truccata, più ricca, più carina, più tutto. Non l’ho mai capito perchè non l’ho mai vista e, perchè, in fondo, non m’è mai interessato più di tanto.
Ma stamattina, sentendo quella canzone, poi ho pianto lo stesso.
Per quanto sono stata stupida quella sera, per aver permesso a uno che non ne sapeva niente di distruggermi.
Alzo lo stereo a tutto volume, mi tolgo i calzini e ballo.
Il pavimento sporco di mascara, tanto, si può pulire.
Gli stivali, invece, li ho buttati.
Mi hai lasciato senza parole
come una primavera
e questo è un raggio di luce
un pensiero che si riempe
di te
